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Una Casa Per Mattia

Una casa per Mattia

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Oggi vi proponiamo l’intervista fatta al nostro amico Mattia (nome di fantasia), ex minore straniero ospite di una Comunità Educativa dell’Istituto San Giuseppe (vecchio nome della Fondazione San Giuseppe) nei primi anni ‘90 ed oggi temporaneamente ospitato in una casa della Fondazione.

  1. Ciao Mattia! Ti va di raccontarmi come sei arrivato in Italia? E come sei arrivato a Rimini?

Io sono arrivato in Italia per scopo adottivo. Sono nato in Colombia e ho vissuto la mia infanzia in un orfanotrofio. Nel 1989 sono stato adottato da una famiglia italiana e mi sono trasferito a Ferrara. Con loro però sono stato solo 4 mesi perché non andavamo d’accordo, e così mi sono trasferito ad Argenta in un gruppo appartamento minori. Anche lì sono stato poco, neanche un anno, e poi mi sono trasferito qui a Rimini all’Istituto San Giuseppe all’età di 15 anni. Dopo un periodo di permanenza mi è stato proposto di essere adottato da una nuova famiglia, ma io non volevo perché preferivo stare da solo.

Qui al San Giuseppe ho vissuto insieme ad altri ragazzi adolescenti che avevano all’incirca la mia età.

  1. Qual è stato il tuo percorso di crescita?

Mi sono iscritto all’istituto alberghiero di Rimini ma ho iniziato da subito anche a lavorare, infatti la sera e nel weekend svolgevo servizio di aiuto cuoco in alcuni hotel della riviera, perché sapevo che una volta compiuti 18 anni avrei dovuto cavarmela da solo, e quindi volevo iniziare immediatamente a prendere in mano la situazione.

Quando sono andato via dall’Istituto, grazie ai soldi che avevo messo da parte, sono riuscito a prendermi una casa in affitto da solo (eh si, perché io sono nato per stare da solo! 🙂 )

Dopo 5 anni di lavoro come aiuto cuoco ero stanco e volevo cambiare attività… fino a che un giorno in pieno agosto non sono andato a lavorare e sono rimasto 2/3 giorni a casa.

Poi un giorno mi sono rivolto ad un’importante azienda del legno di Rimini e ho chiesto se per caso avessero bisogno di un operaio; mi hanno chiesto se sapevo guidare il muletto (io ovviamente non avevo il patentino), allora mi hanno fatto aspettare un’ora e alla fine mi hanno detto: “Venga signor Mattia” e mi hanno dato dei vestiti e delle scarpe da lavoro per poter lavorare da loro. Ho iniziato il giorno dopo e sono rimasto lì per 15 anni! All’inizio ero al carico e scarico merci perché non avevo il patentino per il muletto, dopo circa due anni mi hanno detto che dato che lavoravo bene ed erano interessati a tenermi, mi avrebbero fatto fare il corso da mulettista: e sono stato molto contento e fiero di me!

Nel 2007 purtroppo a causa della crisi del legno ho dovuto lasciare quel lavoro e ho ricominciato a cercare. Sono passato all’Aeroporto di Rimini e anche lì mi hanno chiesto se guidavo il muletto… stavolta ho potuto dire di si! Il giorno dopo mi hanno chiamato dicendomi che avrei iniziato da subito… ero sorpreso e felice allo stesso tempo! Devo dire che ho avuto sempre abbastanza fortuna nella ricerca del lavoro.

La paga purtroppo è bassa però per andare avanti va bene…ma già se dovessi pagare l’affitto non ce la farei.

  1. Qual è il ricordo più bello che hai legato alla tua permanenza nell’Istituto?

In generale sono sempre stato bene ed ho avuto un buon rapporto sia con gli altri ragazzi, che con gli educatori e gli obiettori di coscienza.

Ricordo con gioia il viaggio che abbiamo fatto in Sardegna dove ci siamo divertiti molto ed è stata un’esperienza per me molto formativa dal punto di vista personale.

  1. E il ricordo meno bello?

Il ricordo più brutto che ho del San Giuseppe riguarda una discussione che ho avuto con un ragazzo poco più grande di me. Devi sapere che a causa del mio orientamento sessuale (e lui ce l’ha sempre avuta con i gay), questo tipo mi aveva preso di mira e ogni cosa che chiedevo non me la dava, mi faceva dei dispetti (ad esempio se chiedevo lo yogurt, non me lo passava…). Io sono un tipo che più mi neghi una cosa e più mi arrabbio e alla fine ci siamo scontrati. Dopo per fortuna non si sono più verificati episodi del genere.

  1. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sogno che San Giuseppe mi dia una mano (ride), che mi dia una mano a trovare una casa dove pago meno l’affitto. Tanto io che futuro c’ho, non ho futuro! Il lavoro è quello che è… a me comunque piace lavorare, se non lavoro sto male! Mi piacerebbe tornare agli anni d’oro di Rimini quando lavoravo all’aeroporto e c’erano più di 20 voli al giorno durante la settimana e il weekend una cinquantina… eravamo sessanta persone a lavorare, ora siamo rimasti in 10!

Io non mi vorrei spostare, vorrei rimanere a Rimini perché è come se fossi nato qua… conosco tutto e tutti e la mia vita è qui!

Vorrei un aiuto dal Comune perché sono tanti anni che lavoro e ho versato i contributi ma ad esempio volevo fare domanda per la casa popolare e mi hanno detto che io non ho i requisiti per fare la richiesta. E io non chiedo molto, mi basterebbe una casa piccola solo per me.

Dal racconto di Mattia si evince che, nonostante lui ora sia un uomo adulto e stia provando a costruirsi un futuro, il legame con la Fondazione è rimasto vivo e nei momenti di bisogno si rivolge tuttora a quello che è stato il suo punto di riferimento in passato.

Se la sua storia vi ha colpito e vorreste attivarvi per aiutarlo, vi invitiamo a contattarci per avere tutte le informazioni necessarie.

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